Go to the timeline 2026: le notizie 📣

🇮🇹 ITALIA — Un’altra persona paralizzata non riesce ad accedere al suicidio assistito

Date

19 Aug 2026

Description

C’è un nuovo caso di una persona completamente paralizzata che non riesce ad accedere al suicidio assistito, pur avendo ottenuto dall’azienda sanitaria il riconoscimento di tutti i requisiti per farlo. È “Irene”, nome di fantasia di una donna di 72 anni di Napoli con la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), che ha perso completamente la capacità di muoversi e di parlare e che ha bisogno della ventilazione meccanica per respirare oltre che di un sistema di alimentazione artificiale per nutrirsi: anche in questo caso, come in quello già noto di “Libera”, i problemi hanno a che fare con l’utilizzo di un dispositivo che le permetta di autosomministrarsi il farmaco in maniera autonoma.

C’è però una differenza importante tra le due vicende. Libera, morta a fine marzo dopo una trafila giudiziaria di due anni, non è riuscita per molto tempo ad accedere alla pratica perché un dispositivo di questo tipo non esisteva: fu inventato e costruito appositamente per lei dal Consiglio nazionale delle ricerche (CNR, il più importante ente pubblico di ricerca in Italia), su ordine del tribunale di Firenze. Le fu consegnato con ulteriori ritardi causati dall’ostruzionismo del presidente del CNR, Andrea Lenzi, vicino ad ambienti politici conservatori e contrari alla libertà di scelta sul fine vita.

Il dispositivo è indispensabile perché in Italia l’eutanasia è vietata. Il suicidio assistito prevede che sia la persona stessa a somministrarsi il farmaco letale, senza interventi esterni: per chi – come Irene o Libera – ha perso l’uso del corpo l’unico modo è un sistema che colleghi una pompa per infusione a un puntatore oculare, cioè a un apparecchio che legge i movimenti degli occhi, come quello costruito dal CNR...