Bandiere tricolori, cori, centrale sold out. Anche l'allenamento pre match strapieno sul campo 5, diventato luogo di culto come laboratorio tecnico a cielo aperto. Nell'impianto del Sinner Italico, tantissima voglia di accompagnare Jannik nel suo cammino a Roma. "Non guardiamo la vetta durante la scalata, sarebbe troppa dura" ci ha detto Vagnozzi "ma pensiamo solo curva dopo curva". La curva, rappresentata stavolta da Popyrin, aveva mandato fuori strada prima Berrettini e poi Mensik, l'astro nascente annunciato uscito subito al primo tornante bastonato dal servizio dell'australiano. Eppure, pronti-via, l'aussie veniva immediatamente ipnotizzato da Jannik. Primo game e primo break. Per far capire subito come funziona Roma rispetto a down under. Funziona che i break sono poi diventati subito due per un 4-1 in una ventina di minuti di risposte fulminanti. Controllo totale del match per battere l'ex n.19 al mondo 62 60 in dominio totale. 30esimo match di fila vinto nei 1000, 60 set vinti e solo 2 persi. Regalandoci negli ottavi una sfida inimmaginabile contro Andrea Pellegrino che arriva dalle qualificazioni. N.1 vs n.155 al mondo. 5 Masters 1000 vs chi ha vinto qui il suo primo match nei 1000 in carriera a 29 anni. Bravissimo Andrea a battere Hugo Gaston e Landaluce nelle quali, Nardi, Fils (4-0 e rit.) e Tiafoe in tabellone. Da una parte un fenomeno mondiale, dall'altra la favola della gavetta di chi non ha mai mollato. Non a caso l'unico precedente tra Jannik e Andrea Pellegrino risale al 2019. Santa Margherita di Pula. Jannik aveva 17 anni, vinse in finale 61 61 salendo al n.317 del mondo. Tanta strada ha fatto. Di curve da allora se ha superate tante. Curve anche piene di invidie e piccoli Kyrgios. Nella scalata che lo ha reso un vero gigante.